Mi accorgo che quello di "Casa" è uno strano concetto.
Non so più se ce l'ho, io, una casa. E se sì quale sia.
Sono qui in Francia da due mesi, ormai, e il periodo di permanenza si è diviso esattamente tra due dimore diverse.
Ho trascorso tutto il mese di gennaio ospitata da una famiglia, e solo dall'inizio di febbraio sono entrata in possesso della stanza del Residance.
'Chez moi', mi sono ritrovata a dire in francese, parlando con qualche compagna di corso. 'Da me'.
'A casa' ho risposto altre volte, per esempio al telefono, quando mi è stato chiesto dove mi trovassi in un dato momento.
Domani alle 14,40 ho un aereo per Napoli.
Per tornare a casa dalla famiglia per una decina di giorni, che qui ci sono le vacanze di inverno.
Solo che...
Definirla casa mi pare strano, adesso.
Quando ieri Simo mi ha chiesto "Dov'è che vai?" rispondere proprio così: "A casa", mi ha fatto un gran strano effetto.
Come se non appartenessi più davvero a quel luogo.
Ci sono cresciuta, certo. Ma adesso considerarlo la mia dimora, il luogo dove tornare quando la giornata finisce, il posto in cui rifugiarmi, e scrivere e cantare...
Insomma, non è più quello per me.
D'altra parte, benché io adesso faccia tutte queste cose in questo mini appartamento di Residance studentesco, come posso considerarlo 'casa' se so che tra quattro mesi me ne andrò?
E' come se mi ritrovassi in una fase di stallo. In una sorta di limbo in cui il luogo nel quale sono cresciuto non è più davvero casa mia -non lo sarà più, da adesso in avanti; e insieme come se il posto al quale torno ogni sera dopo l'università non potesse davvero accogliermi come una vera casa.
E' come se io fossi in una fase di stallo, come se dovessi trovare il mio posto nel mondo, il luogo da definire casa ora e per sempre.
Solo che...
E' angosciante pensarlo, perché non vedo un luogo stabile nel mio prossimo futuro. Non vedo la possibilità di avere una dimora e un posto che io possa definire veramente mio.
Perciò, siccome il luogo nel quale sono vissuta da quando avevo cinque anni e solo un fratellino ora non mi appartiene più, mi rigetta dicendomi che sono un ospite, probabilmente vivrò nel limbo ancora a lungo.
Forse per anni.
Ma che importa?
Sono abituata a convivere a disagio con il mondo. Un particolare in più non fa molta differenza, dico bene?
Beh, buonanotte a tutti.
Non so più se ce l'ho, io, una casa. E se sì quale sia.
Sono qui in Francia da due mesi, ormai, e il periodo di permanenza si è diviso esattamente tra due dimore diverse.
Ho trascorso tutto il mese di gennaio ospitata da una famiglia, e solo dall'inizio di febbraio sono entrata in possesso della stanza del Residance.
'Chez moi', mi sono ritrovata a dire in francese, parlando con qualche compagna di corso. 'Da me'.
'A casa' ho risposto altre volte, per esempio al telefono, quando mi è stato chiesto dove mi trovassi in un dato momento.
Domani alle 14,40 ho un aereo per Napoli.
Per tornare a casa dalla famiglia per una decina di giorni, che qui ci sono le vacanze di inverno.
Solo che...
Definirla casa mi pare strano, adesso.
Quando ieri Simo mi ha chiesto "Dov'è che vai?" rispondere proprio così: "A casa", mi ha fatto un gran strano effetto.
Come se non appartenessi più davvero a quel luogo.
Ci sono cresciuta, certo. Ma adesso considerarlo la mia dimora, il luogo dove tornare quando la giornata finisce, il posto in cui rifugiarmi, e scrivere e cantare...
Insomma, non è più quello per me.
D'altra parte, benché io adesso faccia tutte queste cose in questo mini appartamento di Residance studentesco, come posso considerarlo 'casa' se so che tra quattro mesi me ne andrò?
E' come se mi ritrovassi in una fase di stallo. In una sorta di limbo in cui il luogo nel quale sono cresciuto non è più davvero casa mia -non lo sarà più, da adesso in avanti; e insieme come se il posto al quale torno ogni sera dopo l'università non potesse davvero accogliermi come una vera casa.
E' come se io fossi in una fase di stallo, come se dovessi trovare il mio posto nel mondo, il luogo da definire casa ora e per sempre.
Solo che...
E' angosciante pensarlo, perché non vedo un luogo stabile nel mio prossimo futuro. Non vedo la possibilità di avere una dimora e un posto che io possa definire veramente mio.
Perciò, siccome il luogo nel quale sono vissuta da quando avevo cinque anni e solo un fratellino ora non mi appartiene più, mi rigetta dicendomi che sono un ospite, probabilmente vivrò nel limbo ancora a lungo.
Forse per anni.
Ma che importa?
Sono abituata a convivere a disagio con il mondo. Un particolare in più non fa molta differenza, dico bene?
Beh, buonanotte a tutti.
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